Pagati 4 euro all'ora e costretti a stare in 15 in un alloggio, la drammatica vicenda in Trentino di 6 operai: l'indagine della finanza per caporalato e sfruttamento immigrazione
L'indagine di una società con sede in Vallagarina, operante nel settore della produzione di carta e cartone. Gli operai erano costretti ad accettare turni lavorativi, dalle 9 alle 13 ore giornaliere, di gran lunga superiori sia al limite legale delle 48 ore settimanali sia a quello delle 250 ore di straordinario annuo

TRENTO. Sfruttavano i lavoratori in stato di bisogno in quanto avevano la necessità di ottenere un permesso di soggiorno per motivi lavorativi e riuscire a mantenere in Pakistan la propria famiglia di origine.
I finanzieri del Comando Provinciale di Trento hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Rovereto, che ha disposto il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 521 mila euro, nei confronti di 7 soggetti – sei di nazionalità pakistana ed un’italiana – per l’ipotesi di reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera e di violazione delle norme sull’immigrazione.
Le indagini hanno messo in luce una situazione davvero tremenda con gravi irregolarità penali e giuslavoristiche poste in essere, dal 2021 al 2023, da una società con sede in Vallagarina, operante nel settore della produzione di carta e cartone e gestita da soggetti di nazionalità pakistana.
Dalle complesse investigazioni – eseguite mediante attività tecniche, mirati accessi e perquisizioni, escussione in atti di diversi testimoni ed indagini finanziarie – emerge che, benché i lavoratori risultassero assunti mediante contratti part–time, in realtà erano costretti ad accettare turni lavorativi, dalle 9 alle 13 ore giornaliere, di gran lunga superiori sia al limite legale delle 48 ore settimanali sia a quello delle 250 ore di straordinario annuo.
Il rinvenimento di un “libro mastro” e della copiosa documentazione extracontabile tenuti dagli indagati, ha permesso di ricostruire una serie di irregolarità. Infatti, a fronte di una busta paga formalmente corretta riportante una retribuzione mensile variabile dalle 1.000 alle 1.800 euro, i dipendenti, dopo aver ricevuto l’accredito, erano costretti a retrocedere in contanti, ai datori di lavoro, gran parte del salario.
In diversi casi, sulla base delle attività finora ricostruite, veniva anche chiesto ai lavoratori di recarsi nei “money transfer” per effettuare rimesse di denaro all’estero (Pakistan) nei confronti di soggetti sconosciuti ma indicati dagli stessi datori di lavoro. Gli accertamenti hanno permesso di accertare che, nell’arco di un solo anno, sono stati trasferiti all’estero, illegalmente, oltre 102 mila euro euro.
Dalla ricostruzione dei dati contabili acquisiti, i Finanzieri hanno accertato che i dipendenti, di fatto, percepivano un compenso variabile dalle 500 alle 700 euro mensili, pari ad una paga oraria effettiva di 4 - 5 euro l’ora. Nel corso dell’attività di servizio, è stato appurato che agli impiegati non venivano consegnati né il contratto né le buste paga, in modo da renderli ignari sia dei propri diritti sia delle proprie spettanze.
Secondo le indagini, i cedolini paga venivano modificati in maniera tale da non riportare, da un lato, l’effettivo numero di ore lavorate, dall’altro, l’indicazione fittizia di permessi, di ferie, della tredicesima e dei ratei del trattamento di fine rapporto.
Inoltre, nonostante la società dichiarasse la disponibilità per i dipendenti di alloggi e di buoni pasto, quali fringe-benefit, per usufruire di utilità i lavoratori dovevano corrispondere “in nero” un importo mensile fino a 200 euro per il posto letto (in alloggio con altri 10/15 connazionali) nonché erano obbligati a effettuare la spesa alimentare, per circa 150 euro al mese, presso un negozio riconducibile ad alcuni indagati, dove, nell’arco di tre anni, gli stessi hanno “posto all’incasso” quasi 22.000 buoni pasto elettronici, pari ad oltre 152.000 euro.
Tutto ciò consentiva all’impresa indagata il beneficio fiscale dato dalla deduzione dei costi e, pertanto, di abbassare gli importi da versare allo Stato, tramite F24, sia a titolo di imposte sia a titolo di contributi a suo carico.
Di pari passo sono state portate alla luce numerose violazioni alle norme in materia di sicurezza e di igiene sul luogo di lavoro.
Nell’ambito del contesto operativo, le Fiamme Gialle hanno scoperto che gli indagati, a vario titolo, al fine di favorire la permanenza irregolare sul territorio dello Stato di alcuni cittadini pakistani, approfittando della sanatoria per l’emersione dei rapporti di lavoro - riservata ai lavoratori domestici - inducevano alcuni dipendenti della società ad assumere, quali collaboratori familiari, i predetti stranieri dietro pagamento da parte degli stessi di un corrispettivo pari a 6mila euro.
Tenuto conto del quadro probatorio acquisito e delle responsabilità emerse a carico degli indagati, la Procura della Repubblica di Rovereto ha richiesto ed ottenuto dal Gip del locale Tribunale il sequestro preventivo frutto dell’attività illecita conseguito dalla società, pari agli stipendi non versati ai lavoratori ed all’indebito correlato risparmio contributivo.
In fase di esecuzione del provvedimento giudiziario, le Fiamme Gialle trentine hanno, quindi, eseguito il sequestro di 8 unità immobiliari ed 1 terreno, tutti a Rovereto, 3 autoveicoli, quote societarie e disponibilità finanziarie depositate sui conti correnti della società e degli indagati.
All’esito delle investigazioni l’autorità giudiziaria ha emesso l’avviso di chiusura delle indagini preliminari ed ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio.














